martedì 27 luglio 2010

Tra Wikileaks e la marea nera

Che la fuga di notizie scatenata da Wikileaks fosse soltanto la conferma di cose già note ne abbiamo avuto la riprova stamattina. Non se ne parla più su nessun giornale mentre la politica internazionale cerca di dimenticarsi il pasticcio di un giorno fa con la massima fretta.
Oggi, infatti, una delle notizie che dominano fra le pagine dei giornali sono le dimissioni dell'amministratore delegato della BP, cosa di cui peraltro già si discuteva abbondantemente anche nei giorni scorsi. Certamente quando accaduto nel Golfo del Messico deve meritare la massima attenzione, ma come al solito lo scandalo s'impernia soprattutto sugli aspetti più periferici e meno drammatici di tutta la vicenda: insomma, il solito gossip.
Il pomo della discordia, infatti, risiede nella buonuscita e nella pensione riservate all'amministratore dimissionario, degne di un nababbo quale è. Ma d'altro canto poco più di un anno fa anche gli amministratori delegati delle compagnie aeree e dei colossi automobilistici americani se n'erano andati dai loro uffici con le borse piene. Ed eravamo nel pieno della crisi che stava mandando a fondo le aziende che costoro avevano guidato per anni. Nel caso della BP non mi pare che le differenze siano molte.
Un altro argomento di scandalo è la spensieratezza con cui il gran capo della BP avrebbe affrontato la tragedia, permettendosi persino il lusso di una bella gita sulla barca a vela. Anche in questo caso siamo fermi al solito gossip scandalistico. Il vero scandalo, infatti, è che si facciano trivellazioni di quel genere, ad una tale profondità e in una zona così nevralgica come il Golfo del Messico. A tacere del fatto che, pur di massimizzare i profitti, si è arrivati volutamente e consapevolmente ad aumentare esponenzialmente le probabilità di una catastrofe ambientale - poi puntualmente verificatasi - riducendo ai minimi termini la manutenzione e la sicurezza della piattaforma petrolifera. A tacere degli operai della BP che, sempre in nome del profitto, c'hanno rimesso la pelle.
Bisognerebbe dire che di bombe ecologiche come quella della BP ve ne sono molte altre, a migliaia, sparse in tutto il mondo. Quello che oggi è successo davanti alla Louisiana, domattina potrebbe accadere nel Mar Caspio, oppure in Siberia, o nel Golfo Persico, o di fronte alle Isole Galapagos, o in Alaska, o nel Mare del Nord. In molti di quei casi non sarebbe neppure possibile mettere un tappo, per quanto inefficiente, con cui tentare d'arrestare le perdite di greggio. L'umanità dovrebbe semplicemente assistere alla propria autodistruzione, impotente.
E questi parlano solo della barca a vela, come se si trattasse dell'unico problema.

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