giovedì 12 agosto 2010

La Russia brucia

"La Russia brucia": potrebbe essere il titolo di un film. Come "La terra trema" di Luchino Visconti. Da diversi giorni a questa parte la Russia sta conoscendo i peggiori incendi della sua storia, probabilmente superiori persino a quelli provocati dai lanciafiamme e dalle bombe della Seconda Guerra Mondiale. Una guerra che i russi conoscono come "Grande Guerra Patriottica" e, a pensarci bene, questa per loro potrebbe essere la seconda. E' infatti in gioco la salute della Patria.
Per più di un decennio, dalla caduta dell'Urss ai primi Anni '2000, la crisi economica ed il caos politico ed istituzionale che imperversavano nel paese hanno bloccato la manutenzione e l'aggiornamento delle infrastrutture così come la pulizia e la cura del territorio. Gli esempi che possiamo citare sono infiniti: lo storione, per esempio, si sta estinguendo. Venuti meno i severi controlli delle autorità sovietiche, s'è cominciato a pescare lo storione con ritmi e quantitativi superiori alle sue capacità riproduttive, con la mafia russa che un poco alla volta s'è interamente impadronita dell'intero settore. Spostandoci dal Mar Nero alla Siberia, noteremmo come altre numerose specie animali siano in estinzione: anche in questo caso perchè c'è una caccia indiscriminata per alimentare un commercio delle pellicce che, caduti i monopoli statali e i controlli delle guardie forestali, per molte popolazioni è ormai l'unica concreta fonte di sostentamento dopo anni di economia in pesante decrescita.
Ovviamente, in questo clima di caos, anche i boschi e le torbiere non hanno ricevuto la corretta e necessaria pulizia. E' un problema annoso e ben noto anche nel nostro paese dove, guardacaso, dopo ogni incendio estivo puntualmente si polemizza per le gravi carenze nostrane in campo di cultura ambientale e prevenzione. Figuriamoci come può essere la situazione in Russia, in cui il biennio '89 - '91 ha comportato una catastrofe mostruosa mandando allo sfacelo servizi che già precedentemente non erano sempre efficientissimi. D'altro canto abbiamo visto come un po' in tutto il mondo la cultura della cura dell'ambiente e della prevenzione delle calamità sia molto lacunosa. La marea nera nel Golfo del Messico così come l'uragano Kathrina a New Orleans che si concluse in una catastrofe umanitaria vergognosa per quello che è uno dei paesi più ricchi del mondo, gli Stati Uniti, lo dimostrano spietatamente.
E così, dopo vent'anni, la Russia scopre di avere servizi inefficienti e carenti non soltanto nell'ambito delle infrastrutture (dalle centrali idroelettriche fatiscenti, come quella a cui s'è sberciata una diga lo scorso anno, in Siberia, alle ferrovie fino agli ospedali) ma anche della cura e della difesa dell'ambiente e del territorio. E' l'ennesima dimostrazione, come l'uragano Kathrina in Louisiana cinque anni fa, del fallimento dell'odierno sistema basato sul neoliberismo economico. Inutile girarci troppo intorno. Per trent'anni e più in tutto il mondo s'è detto che il segreto per ottenere un'economia forte e perennemente in crescita era quello di disinvestire il più possibile dal pubblico, dalla società, ecc, limitando al minimo le funzioni dello Stato e lasciando l'individuo in balia di sè stesso in un mercato che avrebbe dovuto "autogovernarsi". E' così che è stata distrutta la società tanto nel primo quanto nel terzo mondo, dal Nord America al Sud America all'Asia all'Africa. Alla fine degli Anni '80 è arrivato il turno anche dell'Est Europa e dell'ex Unione Sovietica. Con i risultati che abbiamo sotto gli occhi.

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