A quanto pare le coste della Louisiana sono condannate dalla cattiva sorte. E' infatti notizia di questi giorni che una seconda piattaforma petrolifera, quest'ultima appartenente ad una piccola compagnia statunitense, sia "saltata" perdendo ingenti quantità di greggio. Greggio che va ad assommarsi a quello perso dalla piattaforma della BP, definitivamente chiusa ma per la quale la compagnia inglese si rifiuta di pagare gli indennizzi al governo americano, per un contenzioso sulle accise e le multe troppo alte.
Per Obama è un momento duro. La sua parabola politica sembra che abbia davvero iniziato la fase discendente, come avvenne trent'anni fa al suo predecessore Carter. Anche lui, eletto con un successo strepitoso, rimase vittima delle aspettative molto alte da parte dei cittadini americani e da alcuni errori ed incidenti che contrassegnarono la storia della sua amministrazione. A breve ci saranno nuove elezioni e i repubblicani, che attualmente sembrerebbero essere avanti ai democratici nei sondaggi, si stanno dando da fare per ottenere la rivincita.
I repubblicani stanno speculando su tutto: sul disastro ecologico, sulla bellezza di New Orleans messa a repentaglio dal petrolio (sebbene abbiano sulla coscienza proprio la devastazione di quella città, avvenuta nel 2005 con l'uragano Kathrina), sui troppi giorni di vacanza di Obama che pure risultano essere ancora molti meno rispetto a quelli consumati da Bush e sui viaggi ritenuti eccessivamente dispendiosi della moglie Michelle. Ma ai danni di Obama hanno tirato fuori anche la storia di un suo recente adulterio e molti di loro non demordono nell'insinuare che non sia nato negli Stati Uniti bensì in Indonesia, e la cosa ovviamente invaliderebbe la sua elezione.
Piccolo dettaglio tutt'altro che insignificante: l'estrema destra del "Tea Party", capeggiato da Sarah Palin, sarebbe giunta ormai al 30% dei consensi in tutto il paese. Un consenso trasversale, che va dall'Alaska, roccaforte della Palin, agli Stati della cosiddetta "cintura biblica", ovvero quelli del sud più conservatore se non addirittura reazionario e retrivo.
Negli Stati Uniti non c'è più solo il problema della marea nera composta dal greggio che distrugge le spiagge della Louisiana, ma anche quello di un'altra "marea nera", di un "fascismo storico" e sotterraneo della nazione americana che riemerge di tanto in tanto come un fiume carsico ogni qual volta il paese si trovi di fronte a delle scelte difficili, tali da comportare una mossa verso il progresso. Obama, che ha pure le colpa di essere nero e cresciuto con una cultura più cosmopolita e meno banale e conformista della maggior parte degli americani, sembra proprio l'obiettivo ideale per questa "Vandea americana".
Per Obama è un momento duro. La sua parabola politica sembra che abbia davvero iniziato la fase discendente, come avvenne trent'anni fa al suo predecessore Carter. Anche lui, eletto con un successo strepitoso, rimase vittima delle aspettative molto alte da parte dei cittadini americani e da alcuni errori ed incidenti che contrassegnarono la storia della sua amministrazione. A breve ci saranno nuove elezioni e i repubblicani, che attualmente sembrerebbero essere avanti ai democratici nei sondaggi, si stanno dando da fare per ottenere la rivincita.
I repubblicani stanno speculando su tutto: sul disastro ecologico, sulla bellezza di New Orleans messa a repentaglio dal petrolio (sebbene abbiano sulla coscienza proprio la devastazione di quella città, avvenuta nel 2005 con l'uragano Kathrina), sui troppi giorni di vacanza di Obama che pure risultano essere ancora molti meno rispetto a quelli consumati da Bush e sui viaggi ritenuti eccessivamente dispendiosi della moglie Michelle. Ma ai danni di Obama hanno tirato fuori anche la storia di un suo recente adulterio e molti di loro non demordono nell'insinuare che non sia nato negli Stati Uniti bensì in Indonesia, e la cosa ovviamente invaliderebbe la sua elezione.
Piccolo dettaglio tutt'altro che insignificante: l'estrema destra del "Tea Party", capeggiato da Sarah Palin, sarebbe giunta ormai al 30% dei consensi in tutto il paese. Un consenso trasversale, che va dall'Alaska, roccaforte della Palin, agli Stati della cosiddetta "cintura biblica", ovvero quelli del sud più conservatore se non addirittura reazionario e retrivo.
Negli Stati Uniti non c'è più solo il problema della marea nera composta dal greggio che distrugge le spiagge della Louisiana, ma anche quello di un'altra "marea nera", di un "fascismo storico" e sotterraneo della nazione americana che riemerge di tanto in tanto come un fiume carsico ogni qual volta il paese si trovi di fronte a delle scelte difficili, tali da comportare una mossa verso il progresso. Obama, che ha pure le colpa di essere nero e cresciuto con una cultura più cosmopolita e meno banale e conformista della maggior parte degli americani, sembra proprio l'obiettivo ideale per questa "Vandea americana".
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