venerdì 15 aprile 2011

La Libia: un esperimento geopolitico

Una cartina della Libia del primo periodo postcoloniale.

Dato che in questi giorni va tanto di moda parlare della Libia, allora è bene farlo con un po' di “igiene geopolitica”. Molti non capiscono cosa esattamente vi stia accadendo essenzialmente perchè danno per scontato che la Libia sia uno “Stato nazionale” al pari di molti dell'Europa e anche, in parte, del Medio Oriente. Ma in realtà la Libia è più un agglomerato di elementi etnici, tribali e culturali differenti fra loro che uno Stato composto da una sola nazionalità: quest'ultimo, semmai, era l'obiettivo che si poneva di raggiungere Gheddafi (almeno fino alla fine degli Anni '70: dopodichè, resosi conto della natura irrimediabilmente tribale del proprio paese, vi si rassegnò modellando su di essa anche l'assetto delle istituzioni del regime e la spartizione dei posti di comando).

Storicamente la Libia nasce come “esperimento geopolitico” del colonialismo italiano dopo che le tre province di Cirenaica, Tripolitania e Fezzan erano state strappate al dominio (in verità più teorico che reale) della Sublime Porta, ovvero del Sultano ottomano. Tre province, vissute ciascuna per conto proprio sotto il lontano e quasi impercettibile dominio turco, vennero improvvisamente aggregate in una sola colonia, ovvero un sub Stato e pertanto Stato sovrano in potenza. Di queste tre province, fu la Cirenaica quella che diede effettivamente del filo da torcere al colonialismo italiano (ricordiamoci di Omar al Mukthar), al punto che Mussolini rischiò quasi di mandare in bancarotta lo Stato italiano a suon di operazioni militari, reticolati nel deserto e quant'altro. Venne anche usata l'iprite, in violazione degli Accordi di Ginevra che la stessa Italia aveva sottoscritto anni prima, e si calcola che almeno il 10% della popolazione libica d'allora sia stata trucidata. Ad ogni modo gli italiani s'appoggiarono alla Tripolitania ed al Fezzan in funzione anti Cirenaica, ad ulteriore dimostrazione che la Libia, più che una colonia unita, era solo un grande contenitore al cui interno erano state collocate realtà geopolitiche fortemente contrastanti fra loro.

In effetti la Libia è una “terra di mezzo”, a metà strada fra il Maghreb (composto da Tunisia, Algeria, Marocco, Sahara Occidentale e Mauritania) e l'Egitto. Storicamente e culturalmente, la Tripolitania è una propaggine della Tunisia, il Fezzan dell'Algeria e la Cirenaica dell'Egitto. Sono quindi due mondi diversi che gli italiani vollero fondere in uno soltanto, anticipando di decenni l'esperimento geopolitico che nel Secondo Dopoguerra gli inglesi e l'ONU avrebbero fatto accorpando in una sola entità statale la Somalia italiana e quella britannica (oggi non a caso nuovamente divise).

Nel '51, quando la Libia divenne indipendente sotto la monarchia di Idris al Senussi, venne adottata una costituzione federale che rispettava l'autonomia delle tre regioni che componevano il nuovo Stato: anche il ricorso a tale compromesso non fu un caso. Così come non fu un caso l'appoggio dato dalla Tripolitania e dal Fezzan, che si sentivano troppo trascurate dalla monarchia senussita di origini guardacaso cirenaiche, al colpo di Stato con cui nel '69 Gheddafi conquistò il potere.

La Cirenaica si è grossomodo sempre opposta a Gheddafi, almeno fin dagli Anni '70 e i primi seri sollevamenti, tali da costringere il Qaid a ricorrere all'esercito, risalgono ai primissimi Anni '90. La sua vicinanza, etnica, culturale e storica, con l'Egitto la rende una regione scarsamente controllabile da parte del potere centrale (che è situato, non dimentichiamocelo, a Tripoli, ovvero a poca distanza dal confine tunisino: vale a dire all'esatto opposto in termini geografici rispetto a Bengasi). La Tripolitania e soprattutto il Fezzan, invece, sono da sempre il basamento del regime di Gheddafi. Non stupisce quindi che questi tre territori, adesso si comportino diversamente.

Mentre la Cirenaica si ribella non accettando Gheddafi “senza se e senza ma” (e quindi rifiutando qualsiasi proposta di compromesso e di riforma, perchè salverebbe comunque la permanenza del Qaid e dei suoi familiari al potere), la Tripolitania e il Fezzan si dimostrano ancora disposti a sostenerlo, magari a patto che allarghi un po' i cordoni della borsa aumentando le elargizioni di denaro alla popolazione, costruendo nuove abitazioni ed infrastrutture e facendo maggiori aperture. Insomma: se in Cirenaica la protesta è di tipo “egiziano”, nelle altre due regioni è invece di tipo “algerino” e non mira all'abbattimento del regime quanto piuttosto alla richiesta di nuove opportunità.

In Algeria, infatti, abbiamo un governo che, al pari di quello di Gheddafi, si dà sembianze antimperialiste ed ha a disposizione molto denaro proveniente dall'estrazione e dalla vendita degli idrocarburi con cui tentare di ricomprare tutto il consenso perduto (oppure precedentemente mai posseduto). E' proprio ciò che sta facendo Bouteflika il quale, in parte contrastando e prevenendo le proteste di piazza con l'uso della polizia e in parte avviando nuove riforme sociali e democratiche, sta garantendo al regime algerino la possibilità di sopravvivere all'ondata di rivolte scatenatesi negli ultimi mesi. Ma è anche quello che sta facendo Gheddafi e infatti tanto il Fezzan quanto la Tripolitania sono prontamente tornati a garantirgli la loro fedeltà.

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